p 469 .

  13 . La Vandea: "un terribile massacro".
  
  Da:  Ph. Boutry, Le vittime della Vandea, in "Storia e dossier",  n.
29, maggio 1989.
     
         Un   evento  come  la  Rivoluzione  francese,  che  segna  il
         passaggio  all'et  contemporanea ed    legato  a  questioni
         politiche    e   sociali   oggetto   di   acceso    dibattito
         dall'Ottocento ai nostri giorni,
         
         p 470 .
         
         non   poteva   non   originare   schieramenti   storiografici
         molteplici  e  spesso  contrapposti.  I  contrasti  risultano
         particolarmente  accentuati quando  si  tratta  di  esaminare
         vicende  come  la  rivolta della Vandea, che  vide  le  forze
         rivoluzionarie e quelle controrivoluzionarie lottarsi in  una
         sanguinosa  guerra.  Nel passo seguente lo  storico  francese
         Philippe  Boutry affronta la complessa questione  del  numero
         delle  vittime,  la  cui quantificazione  risente  sia  della
         difficolt  a  reperire  dati certi  sia  degli  orientamenti
         politici,  arrivando a concludere che, se non si pu  parlare
         di  genocidio  in senso stretto, certo si deve ammettere  che
         ci fu un "terribile massacro".
     
Fino  a questi ultimi anni, nei manuali scolastici francesi, la guerra
di  Vandea veniva descritta come una guerra civile, certamente atroce,
ma  gloriosa  per  gli  eserciti repubblicani  vittoriosi  sui  nemici
interni  ed esterni; quanto al numero dei morti, il silenzio  o  vaghe
stime contraddittorie, impedivano ogni tentativo di quantificazione.
     Bisogna  riconoscere che il compito  difficile. Se si  riusciti
a  stabilire  con  esattezza il bilancio del  Terrore  legale  (16.594
vittime secondo i calcoli dello storico americano Donald Greer, di cui
la  met  nell'ovest del paese e 2.600 a Parigi),    per  molto  pi
difficile  fare  il bilancio di una guerra civile: nessuna  statistica
delle  perdite  ci  stata conservata e raramente i massacri  lasciano
archivi...  Si  pensi,  per  rifarci  a  vicende  paragonabili,   alla
difficolt,  ancora oggi, di accertare il numero delle  vittime  delle
spedizioni  condotte  dal  neocostituito esercito  italiano  contro  i
"briganti" negli anni Sessanta del secolo scorso.
     Da  diversi  anni, storici e demografi si sono comunque  sforzati
di  stabilire una stima la pi possibile vicina alla realt; gli studi
di  Franois Lebrun e di Jean-Clment Martin oggi fanno testo.  Se  ne
traggono tre principali conclusioni. Anzitutto, le operazioni militari
provocarono   certamente  un  egual  numero   di   vittime   nei   due
schieramenti,  dato che la conoscenza del terreno, delle  siepaglie  e
delle  foreste  diedero  ai  bianchi [le forze  controrivoluzionarie],
malgrado  la debolezza della loro organizzazione e del loro armamento,
un   sensibile  vantaggio  sui  blu.  In  secondo  luogo,   l'esercito
repubblicano  adott la tattica del "guasto" praticata dagli  eserciti
d'ancien  rgime (come nel caso della devastazione del  Palatinato  da
parte  dell'esercito  di  Luigi quattordicesimo):  ci  comportava  la
distruzione  sistematica degli edifici, dei raccolti e  del  bestiame,
nonch il massacro degli abitanti. Le "colonne infernali" del generale
Turreau, che nella primavera del 1794 devastarono la Vandea per ordine
della  Convenzione, sono cos le principali responsabili delle perdite
civili  della  guerra:  centinaia di fattorie e  di  villaggi  vengono
incendiati  o rasi al suolo, decine di migliaia di abitanti sterminati
senza distinzione di et, sesso e nemmeno di opinione. In terzo luogo,
le conseguenze della guerra sull'andamento della popolazione, stando a
ci che si ricava dai primi censimenti napoleonici, risultano pesanti:
una  perdita nell'ordine di un quarto o di un terzo della popolazione.
Nei  Mauges,  regione  rurale  a sud di  Angers,  si  contano  101.000
abitanti  nel  1790,  74.000 nel 1802 (- 27%); Cholet,  la  principale
citt degli insorti, passa da 8.400 abitanti nel 1790 a 4.700 nel 1801
(- 44%). Per i tre dipartimenti della cosiddetta "Vandea militare" (la
Vandea   propriamente  detta,  e  le  zone  meridionali  della  Loire-
Atlantique e del Maine-et-Loire), Jean-Clment Martin propone la cifra
di 220-250.000 vittime.
     Dunque,  ad  essere  esatti, non un genocidio (d'altra  parte  il
termine  presuppone una pregiudiziale etnica, che non  nello  spirito
della  Convenzione),  ma un terribile massacro.  Lo  storico  si  vede
allora  messo di fronte a un quesito fondamentale: perch  un'atrocit
di   tale  portata  fatta  da  parte  dei  soldati  della  Repubblica?
Tradizione  militare  del "guasto" e della "terra  bruciata"?  Scontro
selvaggio tra volontari venuti dalla citt (le "armate rivoluzionarie"
parigine)  e  una societ contadina estranea ai valori e  ai  benefici
della Rivoluzione? Esasperazione della violenza repubblicana contro il
pericolo  di  una coalizione controrivoluzionaria dei  contadini,  dei
nobili  e dei preti? Quale che sia l'ipotesi accolta, i fatti restano:
l'annientamento della
     
     p 471 .
     
     rivolta  contadina  della Vandea ha fatto da  dodici  a  quindici
volte pi vittime della ghigliottina.
